Non è in gioco la democrazia

19 AGO 20
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"Agli avvertimenti del premier i collaboratori di Fini hanno risposto con un netto 'no' (paladini dell’autocrazia fascista?). Confermando la loro opposizione a una riforma della giustizia che sia punitiva nei confronti della magistratura”. Io m’immedesimo, capisco che intervenire su ogni argomento – ottimamente trattato dai signori che scrivono sul forum – con le mie ragioni (presumo che siano tali), sia un po’ fastidioso: ma perché dovrei reprimere il mio diritto d’espressione se quanto vado a leggere è certamente paradossale? Perché una riforma della giustizia dovrebbe essere punitiva nei confronti dei magistrati se i magistrati adempiono al loro oneroso compito con solerzia ed onestà d’intenti? Riformare non vuol significare punire. Quelli che gridano al lupo, prima che il lupo si faccia vedere, sono degli ansiosi cui manca l’obiettività di giudizio e paventano chissà quali ritorsioni perché, forse, hanno qualche agnello sulla coscienza. Naturalmente è un’ipotesi azzardata, un’ipotesi che va respinta senz’ombra di dubbio, ma strillare là dove il Parlamento potrebbe, costituzionalmente parlando, provvedere a riformare la legge sull’ordinamento giudiziario, dà adito a sospetti che la separazione dei poteri democratici (Montesquieu) non può annoverare fra le legittimità dello Stato democratico. Il potere legislativo fa le leggi (nell’ambito della Costituzione), gli altri due poteri devono semplicemente osservarle. Sbraitare perché il potere legislativo si accinge a modificare certi aspetti dell’organizzazione giudiziaria, non è corretto. Nessuno dei tre poteri dello Stato democratico può pretendere di essere dominante, il Parlamento è sovrano e non può essere intimidito da coloro che vorrebbero conservare privilegi di casta o abusi d’autorità (Art. 70 Costituzione).